
Attenzione cari lettori a non confonderlo col superlativo prodotto che vediamo in vendita nelle fiere e prodotto a Soriano, questo che vi sto presentando è altro prodotto. Ovviamente, e ribadisco, questo prodotto merita quanto quello.
Dolci rituali tipici della tradizione gastronomica calabrese, a base di farina, miele e mosto di vino, modellati a mano dagli artigiani locali. Qui parleremo del mostacciolo come dolce tipico e tradizionale arbereshe. Le forme qui sono i clienti a conferirle a seconda del rito che devono festeggiare. Ne escono fuori dei piccoli capolavori, vanto del “mastazzolaro”, e si celebrano così riti molto antichi tenuti in vita a Spezzano Albanese.
Questo magnifico prodotto era in principio preparato per i matrimoni ed un di più oltre la classica torta. Si faceva per portare avanti la tradizione. La presenza “du mastazzolu” sulla tavola nuziale accompagnava la gara della “rottura”. Gli sposi avevano il proprio gruppo, le donne con la sposa e gli uomini con lo sposo. Serve davvero forza per rompere questo dolce. Però devo dire che di solito, con qualche espediente, il dolce si spezza dalla parte della sposa.
Il premio finale consiste nell’avere il pieno dominio nella casa coniugale, tutto ovviamente in maniera scherzosa. Durante l’indagine su questo rito mi dicono che in passato il “mastrazzolo” si rompeva il giorno dopo le nozze, un modo per prolungare la festa.
Il mostacciolo matrimoniale ha delle forme e dei disegni precisi che naturalmente lo rappresentano. Per i matrimoni si usano le colombe, i cuori, l’uva, le cornucopie, per esempio, per la prosperità. Oggi questa usanza si è molto più diffusa anche nei paesi limitrofi e per qualsiasi altro lieto evento.
Le dimensioni, una volta molto più ridotte e con decorazioni più semplici e leggere, ora sono molto più grandi e con decorazioni più ricche e varie. Ne siamo tutti felici che il rito si sia rinnovato ed espanso a macchia d’olio. Anche quest’arte indica fantasia ed originalità.
Ho pensato però a voi lettori all’estero, sempre copiosi ed attenti sulla nostra regione, e vi riporto una ricetta in modo da riproporlo ai vostri cari.
Attenzione, cominciamo. Miele e farina vanno mescolati insieme, un chilo di miele ed un chilo e mezzo di farina. Se l’impasto richiama ancora farina aggiungetene, poi posizionate tre tuorli e la cannella. Si deve ottenere una pasta omogenea e liscia, ora create la forma che più desiderate e adagiatela in una teglia da infornare a 180 gradi per un’ora.
Il dolce dovrà essere ambrato e molto duro, però se lasciato a riposo per qualche giorno si ammorbidisce. Ora va decorato con una glassa particolare, albume e un chilo di zucchero. L’albume va montato a neve e unite lo zucchero, se volete ammorbidire il composto unite qualche goccia di limone.
Usate la fantasia con i confetti argentati e bianchi di varie dimensioni. Provate a farlo, può sembrare difficile e forse la scultura non sarà un capolavoro, ma avrete scoperto un po’ della cultura albanese di Calabria.

