
Prima di “catapultarvi” nei dolci ricordi dell’infanzia, devo rammentarvi che questo prodotto è ormai introvabile. Dolci e morbide, le castagne essiccate lentamente e non completamente vengono poi sapientemente affumicate e infilate una a una a formare una collana. Infatti, si chiamano tenerelle oggi! Trovare l’antica ricetta è stata una vera caccia al tesoro: ormai solo qualche bottega di quartiere sa produrle.
Era un prodotto dei paesi montani, dove i centri erano immersi nei castagneti. La castagna, per queste zone, era una vera fonte di sostentamento! Le castagne, una volta consumate fresche, venivano essiccate (la procedura per fare le pastille è in questo blog, quindi eviterò di parlarne in questa sede). Il profumo delle castagne nei mesi autunnali si sente in ogni angolo, tra “le varole” fatte al fuoco nel “varolaru”, una padella con buchi, e “i vallani”, che altro non sono che castagne bollite.
Ma ora vi spiego come venivano prodotti e poi confezionati “i turduni”. In genere, alcune mamme li confezionavano appena usciti dal pastillaro, cioè dure e non trattate; erano le mamme che lavoravano molto sia in casa che nelle terre. Le famiglie con maggiori possibilità si diversificavano usando questa ricetta.
Dopo aver ammorbidito le castagne secche in acqua fresca per 12 ore e averle successivamente asciugate con un canovaccio, portare il forno a una temperatura di 200°. Infornare le castagne e tenerle fino a quando hanno raggiunto un colore piuttosto dorato. Quindi toglierle dal forno e bagnarle in acqua fredda per pochi secondi. Fatene asciugare ed infilate “i turduni” in collane di spago, per formare delle vere e proprie caramelle che erano consumate lentamente in bocca.
Con questi antichi ricordi riprendiamo anche questa tradizione e diversifichiamo il Natale calabrese.

