É il Reggino Calabrese il produttore di vini antichi

In vino veritas! E’ questa la frase di romana memoria che maggiormente conosciamo, ma è pur vero che la Calabria è quella terra che si affaccia sul Mediterraneo che da secoli e secoli coltiva ed apprezza l’arte del vino. Bere un bicchiere di vino con amici è senza dubbio l’attività aggregativa che i nostri nonni amavano fare. Ed ogni buon calabrese ha questa forma innata di saper produrre questo nettare. E’ proprio così il vino del Reggino calabrese è proprio nettare! Non vi è stampa antica o ritrovamento romano che ci spieghi il ruolo che il vino ha ricoperto nella nostra cultura. Un ruolo importante lo ha rivestito in occasione dei simposi, dove il piacere del bere era coniugato alla cultura, un connubio particolarmente interessante: il simposiarca sceglieva una tematica da trattare e ognuno dei conviviali esponeva il suo punto di vista. Le mie letture mi portano mi portano ad Esiodo nelle Opere e i giorni VIII secolo a. C. già il noto autore greco scriveva di quanto la vite e poi il commercio di Calabria fosse diffusa in tutta Europa. Dipinge con i suoi versi i pithoi vasi di terracotta in cui si conservava il nettare, la pigiatura, la fermentazione ed infine i vini resinati interrati con pece. Il nettare degli dei veniva filtrato e riposto in anfore in attesa di essere consumato Il clima secco e influenzato dall’aria marittima per la vicinanza col Mar Mediterraneo, creò le condizioni favorevoli per realizzare degli ottimi vini dalle forti gradazioni alcoliche che avevano ottenuto l’apice della sua fama tra il XVIII ed il XIX d.C., dopo un breve periodo di decadenza, quest’area vinicola risorse negli anni Novanta del secolo scorso, grazie a viticoltori consci dell’opulento potenziale a disposizione. Ecco che utilizzano la tecnica portata dagli etruschi la vite maritata ossia la vite che si avvinghia all’albero. Una leggenda Calcidese prima della fondazione di Rhegion: profetizzava che un maschio (un fico) si univa ad una femmina (una vite) e lì era il luogo della fondazione. Altre viti e relative tipologie di coltivazione sono introdotte prima dai Greci e poi dai Romani. Plinio il Vecchio nella sua Historia Naturalis sostiene che ai suoi tempi esistevano 195 varietà di vini, e solo la metà erano prodotti in Italia. Un lungo elenco può essere stilato circa i vini più prestigiosi, che non cito tutti, per motivi di opportunità, e consumati del passato in cui sono inclusi tre vini del territorio italico che possiamo tranquillamente etichettare come “principi”: Sorrentino, Priverno ed il Reggino. Quest’ultimo è stato osannato niente poco di meno che dallo storico Ateneo di Naucrati nella sua opera, collocata nel II secolo d.C., “I Sofisti a banchetto”. Il Reggino è un vino dolce e liquoroso altre caratteristiche sono riscontrabili nel carattere e nella sua longevità avendo una grande capacità di conservazione (quindici anni) garantita dalla pece aspromontana con cui veniva cosparso l’interno delle anfore vinarie. Reggio riuscì a distinguersi anche per delle anfore le KEAY LII prodotte nelle fornaci locali. L’attestazione archeologica diventa così un valido aiuto nel dimostrare il carattere cosmopolita del vino reggino, partendo dal presupposto che i frammenti di KEAY LII sono emersi dalle campagne di scavo di vari siti occidentali e orientali, aventi una significativa distanza geografica, l’uno dall’altro: da Lazzaro al Nord Africa, dalla Spagna alle isole britanniche. Persino gli ebrei degustavano i nostri vini. Naturalmente, il vino reggino che era prodotto e venduto anche dai mercanti cristiani ha dato, dall’antichità al post-medioevo, vanto e lustro alla città in riva allo Stretto che cambia progressivamente nome (“Ρήγιον” in età greca; in neogreco “Ρήγιο”; “Rhegium” in epoca romana; coi saraceni diventa “Rivah”; ricordata anche in francese medievale come “Risa”;”Ríjoles”, in castigliano (spagnolo) medievale e rinascimentale come ricordano la “Primera Crónica General” (detta anche “Estoria de España”) – testo redatto su iniziativa del re di Castiglia e León Alfonso X il Saggio (r.1252-1284) -, ma anche in “Los treinta libros de la monarquía eclesiástica” opera del XVI secolo di Juan de Pineda; mentre in spagnolo moderno è semplice “Regio de Calabria”). La sua fama inizia a cadere solo dopo la caduta dei Borbone e si frantuma con l’Unità. La vendita del vino prodotto a Reggio continua a perdurare anche in età spagnola, quando i rapporti economici Spagna-Sud Italia si intensificarono. Con la speranza che il vino reggino possa ritornare e, perché no, superare il livello dei suoi antichi fasti. Brindiamo!



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