I vini della Costa Viola: le cosiddette “armacìe” i muretti a secco

Era da un po’ di tempo che intendevo parlare delle armacie, di cui la Calabria è ricca per l’orografia della regione. Prendo atto dal lavoro di Domenica Guerra che le descrive benissimo! Le “armacìe” (o “armacère”) sono i secolari muri a secco che sostengono i terrazzamenti vitati della Costa Viola di Reggio Calabria: 20 km di costa terrazzata affacciata sullo Stretto e a strapiombo sul mare (lungo i comuni di Villa San Giovanni, Scilla, Bagnara, Seminara, Palmi), dove da secoli si pratica la cosiddetta “viticoltura eroica” o “estrema” per le condizioni difficili in cui operano da generazioni i viticoltori dell’area. La tecnica del muretto a secco realizzata con pietre posate una sull’altra e con il solo utilizzo di terra asciutta garantisce la stabilità dei terreni in quelle aree rurali e terreni scoscesi di cui la Costa Viola è caratterizzata, mantenendo quelle condizioni microclimatiche adatte all’agricoltura “eroica” ed in un rapporto “armonioso tra uomo e natura. Furono i Greci a battezzare la Calabria Enotria (dalla radice greca οινος cioè “terra del vino”) e ad avviare il commercio dei robusti vini locali ad alta gradazione e resistenti ai viaggi verso i mercati del Mediterraneo, mentre il termine Costa Viola ebbe origine da Platone che, navigando intorno alle coste della Calabria, sarebbe rimasto colpito dalle varie tonalità del colore violaceo di questo straordinario paesaggio al tramonto. Da allora i secolari muri a secco lungo i costoni rocciosi del litorale occidentale della Regione affacciato sullo stretto di Messina hanno visto generazioni di “viticoltori eroici” operare in condizioni estreme dovute alla situazione orografica e ai costi proibitivi in termini di tempi di lavoro. Fino a vent’anni fa l’area era esposta al forte rischio del dissesto idrogeologico, ma grazie ad una legge regionale dell’86 sono stati ristrutturati i vigneti tra Scilla e Bagnara e installate delle monorotaie a cremagliera che permettono a un “trenino” di inerpicarsi lungo i ripidi vigneti, consentendo di abbattere i costi di produzione anche del 80% e di sopperire alla continua mancanza di manodopera. Ricordiamo Il Costa Viola Bianco che nasce da un vitigno autoctono, il Greco Bianco e da uno internazionale, lo Chardonnay. È un vino che si accompagna con frittelle di verdure o di pesce, costracei e molluschi. A seguire, ci avviciniamo più al mare con il vino Scilla. Un rosso fruttato. Al palato lascia una sapore abboccato, tendente al dolce. Prodotto con uve Nerello, Malvasia Nera e Gaglioppo, si gusta con formaggi e ricotte fresche in particolare. Se servito fresco può essere abbinato a piatti a base di pesce.



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