Il Pecorino crotonese, simbolo del Marchesato

Il pecorino crotonese è un formaggio tipico dell’intera provincia di Crotone ottenuto con latte misto ovi-caprino. Un prodotto che ha ottenuto la denominazione DOP. Viene prodotto con latte di pecora proveniente dalla razza Gentile di Puglia e un terzo di latte caprino, e la sua stagionatura dura fino a 2 anni. Accattivante la sua forma cilindrica e non deve superare i 5 kg, viene prodotto in tre tipologie: quello fresco morbido e si contraddistingue dalla rigatura del canestro, il semiduro con crosta spessa e occhiatura rada, e quello stagionato con crosta spessa pasta dura e compatta. Può essere consumato come antipasto o altri prodotti tipici della cucina calabrese. Viene consumato anche come ingrediente da cucina e può essere grattugiato per accompagnare i primi piatti. Gradevole l’accostamento con pomodori secchi, peperoncini sott’olio e cipolle di Tropea. Per il vino, predilige rossi corposi. Ma ora vediamolo anche nella storia, questo comparto era molto fiorente già dal 1586 solo in pochi mesi in una nota si contano circa 278 pezze che dovevano essere inviati a Napoli presso Gio. Andrea Pugliese. Il caso pecorino chiamato così fu trasportato con un carro da un garzone della masseria a Pizzo, per essere imbarcata per Napoli “per servitio” del padrone, che si trovava nella capitale. Il resto si vendette a Crotone ad 8 grana la pezza! Era un formaggio d’elite consumato da nobili ed ecclesiastici. Anche a Santa Severina si poteva acquistare ad un carlino a pezza ma la vera fortuna i feudatari del Crotonese la fecero vendendo il “ caso caprino” a Napoli. Nel ‘600 vi fu un calo nella produzione le calamità colpirono uomini e bestie nei periodi di ripresa si allacciarono rapporti commerciali con la Sicilia. Il “caso pecorino” crotonese si inserisce così a pieno titolo nel circuito commerciale ed assieme al grano è venduto in quantità notevoli soprattutto ai partitari, che riforniscono le truppe regie. Il vero “boom” per l’esportazione però si ebbe nel ‘700 sotto i Borbone poiché le famiglie ricche Barricellis, dagli Sculco, dai Suriano, dai Lucifero commerciavano sul mercato Napoletano il prodotto, quindi l’economia del formaggio e del grano era florida. Ma a guadagnarci non erano i “casolieri” ma i nobili, il prezzo infatti variava a seconda della permanenza in montagna.



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