
Un bellissimo racconto che vale la pena di far conoscere al grande pubblico, poiché la valorizzazione di un territorio passa anche attraverso le leggende e i ditteri. Ho già parlato ampiamente della Torre di Joppolo in questo blog, chiamata volgarmente così, ma per onestà intellettuale e morale “cade” nel Comune di Nicotera.
Un racconto questo apparso nel lontano 1927 su “la campana della carità”, organo della provincia di Catanzaro. La storia narra di una bella calabrese di origini spagnole, Bianca Vasquez, una donna bella quanto molto cortese, amata da tutti, la chiamavano così “la gemma dei campi”.
Sposò un giovane calabrese a soli 17 anni, ma il destino volle colpirla con la sventura. Da giovane sposa ebbe due figli, ma perse prematuramente il marito, colto da malore. L’infelice rimase vedova e dovette condurre una vita fatta di lavoro e sacrificio.
Nel mentre era rimasta vedova scoprì di aspettare il terzo figlio, che partorì poco dopo e che nominò col nome del marito, Nestore. La sua vita continuò ad essere funestata da lutti, perse ben presto la figlia maggiore, colpita dallo stesso male che stroncò il padre.
La gente che prima la amava cominciò ad abbandonarla e cominciò in lei ad insinuarsi la paura di perderli tutti. Cosa che si verificò. Si ammalò in poco tempo anche Nedda, che morì poco dopo. Bianca soffriva molto e senza aiuto alcuno si rimboccò le maniche col pensiero di perdere anche il piccolo Nestore.
La vita le era diventata terribile, stava giorno e notte col suo piccolo, vivendo di astinenze. Un giorno però, parlando con l’unica amica che le era rimasta, le consigliò che per salvare suo figlio doveva andare via dal paese. Bianca era disposta a tutto, ma non sapeva dove andare.
Ecco che quel posto portava a galla i tristi trascorsi. Bianca avvolse Nestore, raccolse i pochi stracci che possedeva e si incamminò per i campi verso Nicotera. Voleva giungere a Nicotera per chiedere aiuto alla ricca famiglia presso la quale i genitori avevano prestato servizio. Camminò tutta la notte.
Stanca e stremata si fermò a riposare sui gradini della Torre. Probabilmente Bianca non riuscì a godere della bellezza del posto, la paura di perdere Nestore la attanagliava. Ecco che il bimbo si sveglia e iniziò a piangere per fame.
La donna non riesce a sostenere quella situazione, la donna si volge al mare: “la bianca e cheta schiuma marina, verso il lido, parve alla povera madre latte d’angeli montato dalle mani di dio (…)”. Bianca pensa all’irreparabile e poi un tonfo. Quel mare vide così un materno sacrificio.

