
Tra le più conosciute leggende in Calabria, raccontata in tutti i paesi da nord a sud, troviamo sicuramente quella di u monachìaddhu, conosciuto nelle sue varianti anche come monachello o monachedu. In alcune case, soprattutto in quelle con le travi posizionate a croce, di notte, mentre si è in uno stato di dormiveglia, senza che ve ne rendiate conto, arriva u monachìaddhu.
Si tratta di un monaco dispettoso, piccolo ma pesante, che, una volta salito addosso alla vittima che ha scelto, la schiaccia con il suo peso e cerca di soffocarla, senza che la persona presa di mira riesca a urlare o anche solo a emettere un suono dalla bocca per chiamare aiuto. È così pesante che non si riesce a scrollarselo di dosso nonostante i tentativi, poiché blocca le braccia e le gambe di chiunque voglia tormentare e così, oltre alla voce, anche i movimenti degli arti risultano limitati.
Cerca di soffocare sul letto la persona alla quale ha deciso di dare fastidio e se ne va soltanto dopo averla torturata per molto tempo. Chi riuscirà però a togliergli il berretto che porta in testa riceverà da lui tantissimi soldi.
La sua iconografia è quella di un nanetto vestito da frate, con fibbie d’argento ai sandali e lo zucchetto rosso in testa. La credenza è diffusa a Crotone, a Catanzaro e in altre zone: chi riesce ad impossessarsi del suo simpatico copricapo riesce a trovare la sua pentola colma di ricchezze. L’impresa, tuttavia, non è semplice; infatti, se il furto del cappello dovesse fallire, “u monacheddru” si vendicherebbe.
A quel che si dice, chi fosse capace di rubargli lo zucchino potrebbe facilmente vedersi offrire, quale riscatto, addirittura un tesoro.

