Storie da “braciere” calabresi: La leggenda della gallina dalle uova d’oro

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Quando in Calabria le temperature scendevano drasticamente, un po’ come in questo periodo, non vi era nessuna alternativa per riscaldarsi: le case erano umili, con pochi mobili e suppellettili. Un miraggio i termosifoni, le stufe a pellet e i termocamini; l’unica alternativa era il braciere, che, tra l’altro, era un elemento fondamentale della dote delle giovinette.

Il braciere oggi è in disuso, ma fino a non molto tempo fa vi erano degli irriducibili “di carvuna”: erano i vecchietti legati a una vita parca e tradizionale. Questo recipiente tondo, in ottone, rame o ferro, fungeva anche da intrattenimento per grandi e piccini: le mamme ricamavano e i piccoli si raccontavano leggende e miti.

Il braciere era custodito come un nume tutelare; una ruota in legno lo rialzava dal pavimento, detta “conca”, e veniva usata come poggiapiedi. E poi quell’immancabile profumo di agrumi che inebriava l’ambiente. Nella medesima “conca” venivano “caliate” le olive nere salate, che venivano mangiate con l’altrettanto “pani caliato”.

I nonni e i genitori ci raccontavano le antiche favole calabresi, le “miniminagghe” (scioglilingua) e tante altre belle cose ancora. Era il campanello per l’inizio delle feste natalizie. Ed ecco che, in queste sere fredde e piovose, si dava libero sfogo ai racconti.

Oggi vi narrerò una leggenda che raccontava la nonna di una compagna universitaria stilese: pensate, quando udì questa leggenda era davanti al braciere. L’anziana ci parlava del Castello di Stilo, in cui vi era una prigione dalla quale era impossibile scappare perché a strapiombo sul Monte Consolino. Si poteva entrare o uscire solo se issati con una corda. Pochi reclusi uscivano vivi dalle orrende segrete del castello.

Tra questi si ricorda una nobile donna, di nome Regina, sulla quale si mormorava che avesse ricevuto in dono una magica gallina che ogni giorno deponeva un uovo d’oro. Il governatore di Stilo, tal Costa Peloga, cercò in ogni modo di farle trapelare questo segreto, anche attraverso la tortura, ma la donna non proferì parola; per questo motivo venne calata nella fortezza.

La notizia fece il giro della Calabria e a Crotone viveva un nipote della donna, che fece subito ritorno a Stilo e iniziò a “corteggiare” il governatore, facendo silenzio sull’intento di ordire un complotto.

All’alba del giorno successivo i congiurati si presentarono al palazzo dell’ignaro governatore e, appena le guardie aprirono la porta, pugnali alla mano, raggiunsero la camera da letto. Il governatore, accortosi di quanto stava per succedere, si lanciò dalla finestra nel tentativo di salvare la propria vita scappando. Fu presto raggiunto, legato e portato davanti al popolo, dal quale ricevette la morte dopo atroci torture.

Costa Condomicita divenne governatore di Stilo e la zia Regina fu subito tratta in salvo. Della gallina che, per la gente di Stilo, covava uova d’oro non si seppe più nulla.



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