
Un tempo in Calabria si faceva solo il Presepio, secondo la tradizione che era di Napoli in giù; l’albero di Natale venne dopo, con la globalizzazione. Tra tutte quelle statuine ce n’è una, perché si espone ancora oggi, alquanto curiosa, che ha stuzzicato la mia curiosità: “il pastore meravigliato” o “l’incantato”.
Rappresenta un fanciullo con le mani vuote, le braccia aperte e il viso che esprime meraviglia. “u ’ncantatu” è totalmente assorto nel guardare il Bambinello. La costruzione del Presepio in Calabria si svolgeva prettamente quando i padri tornavano dall’estero e portavano in dono qualche altra figurina ai bimbi lasciati in terra natia. Tutti i personaggi venivano collocati al proprio posto ed ecco la curiosità dei bimbi e il mito del pastorello incantato.
Questo povero pastorello arrivava a mani vuote: non aveva doni per la nascita di Gesù. Mentre tutti erano diventati buoni, lui era rimasto povero e portava con sé la meraviglia di una notte particolare! Quando le feste passarono e si raccoglieva il presepio per l’anno venturo, un bambino si tenne per sé quella statua e la ammirava tutte le sere.
Una sera un lampo spaventò il bimbo, e nelle mani aveva la statuetta; ed ecco che balbettò qualcosa, raccontando la nascita del Redentore e la sua meraviglia nel vedere, ogni anno, quella nascita. Dopo quel racconto, il bambino si addormentò con la statuetta sul petto.

