Un rituale dal fascino antico: il Malocchio

L’origine etimologica di “affàscinu” va ricercata nel temine catalano “fascinar” che significa malia, affatturare; 
la pratica, ancora in uso, invece, è facilmente rintracciabile in diverse zone della Calabria
Furono gli spagnoli a portare nel Mezzogiorno questo antico rito, di cui le donne calabre ne hanno acquisito la sapienza.
Il Malocchio è una pratica carica di invidia che può colpire l’ignara persona solo con uno sguardo “malo occhio” o addirittura con complimenti falsi. Ragion per cui ci si deve proteggere!
Una locuzione legata alla pratica è quella di “fòra affàscinu”, utilizzata quando si vuole fare un complimento, per esempio ad un neonato, in modo da raggiungere lo scopo, ossia quello di fare degli apprezzamenti, allontanando, nello stesso tempo, qualsiasi inconscio sentimento di invidia o malocchio.
A proposito di neonati, le mamme attente erano pratiche nel fare i sacchettini con incenso e foglie di ulivo benedetto.
In altre zone della Calabria il sacchettino diventa vurza e viene cucito all’abbigliamento intimo dell’infante (piccola sacca di stoffa contenente del sale e delle immagini sacre) che garantiva la tutela permanente da ogni forma di “jettatura”.
Gli adulti che vengono affascinati sbadigliano e hanno insistenti mal di testa.
Le nonne riconoscono immediatamente i sintomi e iniziano le domande di rito: ”cu ti ‘ncuntrau? Aaundi isti? Allura veni cca cà ti sdocchiu!”.
Ci si rivolge alle donne anziane, per farsi togliere questa forma di malocchio.
Gli attrezzi spaziano tra acqua e olio che vengono passate sull’affascinato accompagnato da una tiritera detta a denti stretti.
se il rito non riesce allora l’occhio viene tagliato con una forbice ed un coltello e gettata l’acqua fuori o crucivia.
l rituale dello “sfàscinu” è articolato e per molti aspetti ignoto ai più.
Da quanto si sa, le fasi si ripetono in modo metodico e nella massima segretezza;
infatti consuetudine e regole religiose dettano che la pratica possa essere svelata solo nelle feste comandate quali Pasqua o Natale.
E’ cosa certa che il malocchio venga annientato con le preghiere (per lo più Padre Nostro ed Ave Maria), accompagnate da una lacrimazione crescente e da un numero indefinito di sbadigli.
La donna, a seconda dell’intensità e del ripetersi dei fenomeni, riesce ad identificare sesso e numero dei fautori del malocchio, allontanandone così gli effetti negativi.
A questo punto allo sfortunato malcapitato non resta che attendere il fatidico momento, in cui, i fastidiosi sintomi si allevieranno o addirittura scompariranno.
La ritrovata situazione di benessere da parte del soggetto “sfàscinatu” (colui che è stato guarito dall’affàscinu) sarà la prova evidente del corretto espletamento della pratica.


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