Fra i dialetti italiani quello calabrese è uno dei più ricchi di influenze linguistiche, a causa delle colonizzazioni, dominazioni e incursioni di differenti popoli; al pari degli altri dialetti, ha moltissime “espressioni” tanto sintetiche quanto efficaci che soprattutto nei detti mirano a racchiudere in poche parole vicende quotidiane, rapporti intergenerazionali, relazioni di vicinato, stili di vita e fasi di lavori agricoli… Assurgono quindi a verità rivelate, su cui, al pari dei dogmi, non si discute: nemmeno sfiora il dubbio, quindi, che non siano veri o non abbiano validità universale, come recita la lapidaria quanto efficace sintesi “anticu i dissi tutti giusti“, similmente “quel che dice l’antico è sempre giusto giusto”.
I proverbi, calabresi nel nostro caso, sono un patrimonio inestimabile, ciò che rimane dall’esperienza dei nostri avi e per quanto tale bisogna continuare a tramandare e far sapere alle future generazioni nel ricordo delle nostre radici identitarie, questo è anche quello che Asfalantea si prefigge nel suo contributo alla comunità.
Oggi è la volta di: “Arrubba e ricchi pe dari e poveri“, letteralmente: ruba ai ricchi per dare ai poveri. In questo detto Il Robin Hood calabrese. In questo detto, il Robin Hood calabrese non vive nelle foreste ma tra le persone, nei gesti quotidiani, nel rispetto di chi ha poco e nella dignità di chi non può pagare. È una giustizia semplice, antica, fatta di pane, farina, mani che lavorano e memoria di una volta. Tra racconti di nonna, impasti fatti con gli avanzi e storie vere di bottega, prende vita un modo di vedere il mondo dove il valore non è il guadagno, ma l’umanità. Perché ai poveri non si toglie mai. Ai poveri, semmai, si dà

