«’A ROTA D’ ’U VRASCERI»

Era un’istituzione: non mancava in nessuna casa. La si trovava in quelle delle famiglie ricche, che abitavano grandi e vecchi palazzi e disponevano di caminetti, a volte monumentali; in quelle della borghesia; in quelle del popolo, soprattutto nei «bassi» umidi e freddi, una vergogna cittadina che non si è riusciti a eliminare radicalmente.

Ogni casa era dotata di uno o più bracieri di ottone, a seconda del numero dei vani, alimentati a carbone. Bisognava saper predisporre adeguatamente l’accensione del «vrasceri» e conoscere e seguire le «modalità d’uso», come si dice oggi: disporre sul fondo uno strato di cenere, mettere uno strato di carbone, seguito da un altro di «terra ’e carvuni» (carbone in polvere), poi uno strato di “carvuneddhu” (qualità di carbone più leggero del normale, ricavato da particolari qualità di legna) e, infine, uno strato di «terra ’e carvuneddhu».

L’accensione avveniva immettendo qualche brace incandescente, prelevata dai fornelli della cucina, che allora erano tutte a carbone, alcune a legna, oppure disponendo fogli accartocciati, per lo più di giornali, o della speciale carta di colore azzurro intenso, nella quale i rivenditori avvolgevano lo zucchero (da qui la denominazione di «colore carta da zucchero»), la pasta e altri generi. Era una carta spessa e resistente, che non si rompeva facilmente come quella dei giornali e che veniva posta sulla bilancia insieme alla merce (e… venduta allo stesso prezzo di essa).

La carta veniva poi accesa con un «battaru» (zolfanello di legno), la cui capocchia era allora cosparsa adeguatamente di zolfo, il che consentiva l’accensione alla prima “stricata” (strofinio) sullo strato speciale della scatola. Rimaneva così nell’ambiente un po’ di fumo e un acuto odore di zolfo, che faceva pensare alla presenza occulta di un… diavolo, sia pure di rango inferiore. Belzebù degnava della sua presenza le dimore più “importanti”!

Il “vrasceri”, così preparato, veniva posto sulla ruota fin dal mattino, pronto per l’uso, e acceso nel pomeriggio o alla sera, a seconda delle stagioni e, soprattutto, della temperatura. Durante certe ore del giorno e della notte, sopra la ruota del braciere veniva situato l’“asciucapanni”, di legno o di ferro, a forma di cupola.

La ruota, oggi scomparsa completamente (la si trova eccezionalmente in qualche modestissimo basso dei quartieri popolari), raccoglieva attorno a sé tutta la famiglia: tutti i componenti si stringevano intorno, compresi i bambini, che nelle famiglie numerose, per lo spazio limitato, venivano tenuti in braccio dai genitori o dai nonni.

La nonna, quando era presente in casa, era la regina della «rota»: dirigeva la conversazione, interveniva per dare il suo parere, per evitare che le discussioni trascendessero in diverbi, ma soprattutto attirava l’attenzione dei nipotini, ai quali raccontava le vecchie fiabe prima che andassero a letto.

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