Fra i dialetti italiani quello calabrese è uno dei più ricchi di influenze linguistiche, a causa delle colonizzazioni, dominazioni e incursioni di differenti popoli; al pari degli altri dialetti, ha moltissime “espressioni” tanto sintetiche quanto efficaci che soprattutto nei detti mirano a racchiudere in poche parole vicende quotidiane, rapporti intergenerazionali, relazioni di vicinato, stili di vita e fasi di lavori agricoli… Assurgono quindi a verità rivelate, su cui, al pari dei dogmi, non si discute: nemmeno sfiora il dubbio, quindi, che non siano veri o non abbiano validità universale, come recita la lapidaria quanto efficace sintesi “anticu i dissi tutti giusti“, similmente “quel che dice l’antico è sempre giusto giusto”.
I proverbi, calabresi nel nostro caso, sono un patrimonio inestimabile, ciò che rimane dall’esperienza dei nostri avi e per quanto tale bisogna continuare a tramandare e far sapere alle future generazioni nel ricordo delle nostre radici identitarie, questo è anche quello che Asfalantea si prefigge nel suo contributo alla comunità.
Oggi è la volta di: “Scarpi grossi e cervedu finu“, letteralmente: scarpa grossa e cervello fine. Sapete perché si dice così? E allora vi chiedo: com’è possibile, se per tanti esiste ancora il pregiudizio che la gente umile, la gente contadina, sia ignorante? Ma non è così. Non è mai stato così! Quel detto non parla di apparenza, parla di sostanza. Parla di mani grandi, segnate dalla fatica… e di una memoria profonda, viva, che custodisce sapere. Loro sanno, e lo sanno davvero. Come ci ricorda il nostro maestro Tonino Denami, è una sapienza che non si studia sui libri: si impara dalla terra, dalle stagioni, dalla fatica, dalla famiglia. Sanno leggere il cielo prima che cambi, sanno quando è tempo di seminare e quando è tempo di aspettare. Sanno che le radici non sono solo legno sotto terra… sono memoria, identità, forza. Oggi sono qui con il maestro scultore che, mentre le sue mani lavorano, sta dando vita a un capolavoro simbolico che presto vedrete anche voi. Parliamo di ciò che questa scultura rappresenta: radici grezze, nude, esposte… ma vive. Sta nascendo proprio da quell’albero di noce sradicato dal vento tempo fa, perché di recente il maltempo è stato duro. Ma anche quando il vento abbatte un albero, non può strappare via le sue radici. E forse è proprio questo il senso del detto: scarpe grosse, sì… ma memoria fina. Perché chi ha radici profonde, non cade mai davvero.E forse anche questo è il senso del detto: scarpe grosse come quelle robuste dei contadini, sì… ma memoria fina come gli insegnamenti simbolici assimilati dalla natura e dell’esperienza con essa. Perché chi ha radici profonde, non cade mai davvero.

