
Lo scoppio della guerra nel 1914 segnò la fine di un lungo periodo di pace e di sviluppo economico nella storia europea. La Belle Époque, che aveva creato stabilità in Europa, stava lasciando il passo alla Grande Guerra, iniziata nel 1915 e destinata a logorare l’Europa fino al 1918.
La storia che oggi vi voglio raccontare riguarda la Brigata Catanzaro, nata a Catanzaro Lido il primo marzo 1915, con due reggimenti, il 141º e il 142º.
I soldati, circa 6.000, che ne facevano parte erano in maggioranza calabresi. Questi fanti erano contadini, molisani, calabresi, pugliesi e siciliani, figli della Questione meridionale e, per la maggior parte, analfabeti.
Effettivamente, secondo i dati rinvenuti dal Saccà, che ha condotto le sue ricerche con rigore, la Catanzaro fu una delle brigate più sfruttate dallo Stato italiano.
I suoi soldati furono inviati sul Carso dal luglio 1915 al settembre 1917. Combatterono in prima linea a Castelnuovo e a Bosco Cappuccio. Nel 1916 furono impegnati a Oslavia e, durante la Strafexpedition, sul monte Mosciagh e sul monte Cengio. Tornarono poi sul monte San Michele, a Nad Logen, a Nova Vas, sul Nad Bregom e a Hudi Log. Prima di Caporetto furono a Lucatic, sul monte Hermada e, infine, a San Giovanni di Duino.
Nel 1918, dopo Caporetto, combatterono sul Pria Forà, in Val d’Astico e in Val Posina.
Tantissime furono le medaglie e le onorificenze ottenute, ma altrettanto numerosi furono i morti in questa brigata.
Il Saccà, nelle sue ricerche, annota:
«Il 1917 è il terzo anno di guerra, la realtà della trincea è chiara e atroce, molti soldati sono da tempo lontani da casa».
Gli uomini della Catanzaro sono stanchi e si acquartierano in modo da poter riposare a Santa Maria la Longa dal 25 giugno di quel 1917.
La pace che la brigata chiedeva dopo impieghi gravosi viene sconvolta: si stava programmando un nuovo reimpiego, un vero dramma per quei giovani ormai stremati.
I dati disponibili hanno fatto pensare che non si trattò di una rivolta armata, ma di una protesta, probabilmente organizzata, per rivendicare quelli che oggi definiamo «diritti civili»: le licenze che non venivano concesse da molto tempo e la richiesta di essere assegnati a una zona più tranquilla del fronte.
I ragazzi si rivoltano contro l’Esercito italiano, facendo fuoco per l’intera notte.
Le storie di tutte le fucilazioni, compresa quella della Catanzaro, vennero fuori durante i lavori della Commissione parlamentare su Caporetto, nominata dal re nel 1918.
Dai dati portati in Parlamento emerse che, durante quella notte, alcuni soldati ammutinarono e si unirono «ai rivoltosi».
Inoltre, ad avvalorare le tesi del Saccà ci pensa anche un discendente di un ex soldato della Catanzaro:
«I primi dubbi vennero all’Avanti, il giornale del Partito socialista, che nell’agosto del 1919 pubblicò una lettera a firma “un ufficiale”, nella quale si smentiva la versione data dai comandi superiori, di ribellione armata, e si sosteneva che questi soldati erano in condizioni pietose dopo lunga permanenza in prima linea sul Carso, durante la decima battaglia dell’Isonzo, molto più di quello che prevedevano le norme e, naturalmente, non avevano goduto dei previsti turni di riposo. Questa versione è stata confermata dal figlio vivente di un ufficiale del 141°, un calabro che vive a Firenze».
Inutile dire che molte furono le perdite e numerosissimi i feriti. Dopo una notte di bombardamenti, si optò per l’impiego dei Carabinieri con due mitragliatrici e quattro autocarri armati di cannoni. Alla fine si richiese la fucilazione dei primi quattro fanti.
All’alba del 16 luglio, dodici fanti, più i quattro colti in flagranza, alla presenza di due compagnie, una per ciascun reggimento, vennero fucilati a ridosso del muro di cinta del cimitero di Santa Maria la Longa e deposti in una fossa comune.
I soldati della Brigata Catanzaro, dopo questi gravi fatti, continuarono a battersi per tutta la durata della guerra.
Testimone oculare di questa fucilazione fu Gabriele D’Annunzio:
«In tutto vennero fucilati 28 fanti della Brigata Catanzaro», annotò in un rapporto!
Finisce così una delle più importanti rivolte scoppiate durante la Prima guerra mondiale nell’esercito italiano.
I corpi vennero buttati in una fossa comune. Il linguaggio della burocrazia militare del tempo riportò ai Comuni che quei soldati erano «mancati ai vivi» e non che erano stati giustiziati per sorteggio.
I nomi di questi caduti, esclusi dall’Albo d’Oro dei caduti, sono rimasti ignoti per 90 anni.
Il 16 luglio 2007, grazie all’instancabile lavoro di ricerca condotto dallo storico catanzarese Mario Saccà, sono stati resi noti per la prima volta i nomi di questi caduti:
I caduti della fucilazione
Cavaies Antonino, nato a Palermo il 28/9/1893
Viola Antonio, nato a Sommatino il 13/4/1886
Bellini GiovanBattista, nato ad Adrara S. Martino il 5/5/1886
Cassalia Antonio, nato a Cataforio il 7/2/1890
Di Giorgio Pasquale, nato a Secinaro il 13/4/1884
Dimitri Nicola, nato a Corigliano di Otranto il 10/5/1881
Gabriele Angelo, nato a Galatino il 28/10/1881
La Barbera Vito, nato a Mezzojuso il 11/4/1892
Morello Angelo, nato a Terranova il 13/4/1891
Petirri Nunziato, nato a Francavilla il 23/8/1894
Toma Luigi, nato a Maglie il 19/2/1881
Fabiano Giovanni, nato a Corato il 26/8/1890
Questi, invece, i fucilati sul posto:
Gratteri Saverio, nato a Gerace Superiore il 6/2/1888, 1ª comp. 142°
Gianandrea Domenico, nato a Salcito il 19/4/1885, 11ª comp. 142°
Alampi Salvatore, nato a Piedimonte Etneo il 5/2/1885, 5ª comp. 142°
Rondinelli Paolo, nato a Tursi nel 1889, 7ª comp. 142°
Questi i deceduti nell’ospedale da campo n. 206:
Ten. Puleo Roberto, nato a Palermo, di anni 24, 141°
Trivisonne Luigi, nato a Lucera il 10/10/1896, 141°
Galati Vincenzo, nato a Vallelonga il 21/12/1892, 141°
Bianchetti Enrico, nato a Iesi il 24/4/1890, 142°
Sclocco Giuseppe, nato a Pescara il 29/10/1893, 141°
Albini Guido, nato a Roma il 2/4/1888, 142°
Malerba Placido, nato a Poggio Imperiale il 16/9/1896, 142°
Martinelli Giacomo, nato a Calcio il 4/2/1895, 142°
Sottoten. Bottino Felice, nato a San Damiano d’Asti il 10/1/1893, 142°
Rogora Carlo, nato a Sacconago, di anni 34, 141°
Baramasco Francesco, nato a Pavone Canavese il 22/9/1897, 300° plotone CC.RR.
Queste sentenze chiudevano la storia dell’ammutinamento della Brigata «Catanzaro».
Dopo, su di essa calò un velo di silenzio che non ha mai potuto cancellare, però, le vicende eroiche della brigata, la quale concluse la sua guerra a Trieste, dopo aver preso parte, come forza di riserva, durante l’offensiva vittoriosa di Vittorio Veneto nell’ottobre 1918.
Fu definitivamente sciolta nel giugno del 1920.
Voglio però ricordare anche i giovani del mio comprensorio che non perirono in quella rivolta, ma nel corso della battaglia sul Carso.
I caduti della Brigata «Catanzaro»
Di Tropea, Spilinga, Ricadi, Zambrone, Parghelia, Drapia e Zaccanopoli.
TROPEA
Soldato Accorinti Marco
di Pasquale e Di Costa Fortunata
n. 12.1.1888
141° Rg.to Fanteria
Caduto sul campo in combattimento
Monte San Michele, 10.8.1916
Soldato Celestino Francesco
di Pietro e Tropeano Romana
n. 28.11.1888
141° Rg.to Fanteria
Caduto sul campo in combattimento
Monte Cengio, 3.6.1916.
Allievo Sergente Coccia Gaetano
di Giuseppe e Elia Antonia
n. 15.1.1896
141° Rg.to Fanteria
Caduto per ferite riportate in combattimento
28ª Sezione Sanità, 22.10.1915
Soldato Godano Francesco
di Antonio e Broso Maria Rosa
n. 16.12.1892
141° Rg.to Fanteria
Caduto per ferite riportate in combattimento
5ª Ambulanza Chirurgica, 12.10.1916
SPILINGA
Soldato Casuscelli Giuseppe
di Domenico e Naso Rosaria
n. 22.4.1892
141° Rg.to Fanteria
Caduto per ferite riportate in combattimento
Sdraussima, 26.7.1915
Soldato Petracca Francesco
di Serafino e Casuscelli Domenica
n. 15.12.1892
141° Rg.to Fanteria
Disperso in combattimento
Monte San Michele, 1.11.1916
Soldato Pugliese Michele
di Michele e Mumoli Eleonora
n. 29.12.1888
142° Rg.to Fanteria
Caduto per ferite riportate in combattimento
19ª Sezione Sanità, Conegliano, 30.7.1915
RICADI
Soldato Decarlo Antonio
di Francesco e di Petracca Maria
n. 13.1.1890
141° Rg.to Fanteria
Caduto per ferite riportate in combattimento
Ospedale Militare di Bari, 14.4.1918
Caporale Laria Francesco
di Antonio e Iannello Domenica
n. 6.1.1892
141° Rg.to Fanteria
Caduto per ferite riportate in combattimento
Sellano, 16.7.1916
Soldato Macrì Gaetano
di Giuseppe e Muzzupappa Maria Antonia
n. 8.6.1890
141° Rg.to Fanteria
Caduto sul campo in combattimento
5.8.1915
ZAMBRONE
Soldato Scordamaglia Francesco
di Michele e Grillo Vincenza
n. 1.2.1889
141° Rg.to Fanteria
Caduto per ferita riportata in combattimento
Quota 208 del Carso, 15.10.1916
PARGHELIA
Soldato Collia Francesco
di Domenico e Artesi Maria
n. 21.8.1889
141° Rg.to Fanteria
Caduto sul campo per ferita alla gamba destra e al petto
Polazzo, 2.12.1916
DRAPIA
Soldato Massara Vincenzo
di Luca e Ruffa Romana
n. 2.1.1886
141° Rg.to Fanteria
Disperso in combattimento
Carso, 15.8.1915
Soldato Mazzitelli Antonio
di Francesco e Mazzitelli Maria Giuseppa
n. 27.3.1890
142° Rg.to Fanteria
Disperso in combattimento
Monte Lemerle, 6.6.1916
ZACCANOPOLI
Soldato Mazzeo Francesco
di Francesco e Mazzitelli Marianna
n. 22.4.1893
141° Rg.to Fanteria
Disperso in combattimento
Monte San Michele, 21.10.1915

